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1° giorno – 18/04/2018

Salve a tutti! Siamo le classi 3°D e 3°E di Serra de’ Conti e la classe 3°C di Montecarotto, accompagnate dai docenti Bellucci Arianna, Marchetti Marta, Montanari Marcello e Priori Daniele. Quest’anno, indovinate un po’… siamo andate in gita scolastica in Sicilia! Eh, già, incredibile, vero? Beh, se può consolarvi, all’inizio neanche noi ci credevamo: cinque giorni nell’isola della Sicilia sembravano un sogno e avevamo una gran paura di svegliarci!

Per fortuna era tutto vero e così, alle 13:00 in punto del giorno mercoledì 18 aprile, ci ritroviamo tutti all’aeroporto “Raffaello Sanzio” di Falconara (chi in orario, chi in ritardo, s’intende…) per prendere il volo delle 14:50 con la compagnia “Volotea” ed iniziare la nostra esperienza.

Appena entrati nella struttura, siamo tutti un po’ spaventati (alcuni prendevano per la prima volta l’aereo), ma non mancavano i “veterani” che tranquillizzavano i meno esperti, dando loro informazioni rassicuranti sul volo.

Così, ci mettiamo in coda per il check in e poi per i controlli, con qualche attimo di tensione mentre passavamo sotto il metal detector; salutiamo i nostri genitori e infine attendiamo al gate l’arrivo dell’aereo e il momento dell’imbarco. Abbiamo programmato tutto nei minimi particolari: il peso del bagaglio e la sua misura, le speciali attenzioni per i liquidi e i mezzi elettronici… Ma non ci sentiamo lo stesso tranquilli, possiamo chiamarla “ansia d’imbarco”, se volete!

Comunque, passati circa tre quarti d’ora, il grande momento arriva! Dopo la coda per salire e un po’ di confusione per trovare i rispettivi posti, ognuno carica il suo bagaglio e si siede. Il comandante saluta i passeggeri ed elenca le norme di sicurezza, augurandoci buon viaggio. Poi l’aereo comincia a prendere velocità e ci ritroviamo sospesi nel cielo a bucare le nuvole: è una sensazione meravigliosa! Dopodiché, il volo si stabilizza e, anche chi prima era in ansia, si rilassa, lasciandosi cullare dal confortante rollio dell’aereo in volo.

Durante il viaggio, tra piccole turbolenze e snack distribuiti dalle hostess, ci godiamo il panorama (nuvole, nuvole e ancora nuvole, ogni tanto qualche uccello se non eravamo troppo in alto…) e il silenzioso rumore del motore che ci accompagna per tutta la permanenza sull’aereo.

L’atterraggio è solo un po’ movimentato, ma nonostante questo, riusciamo a prendere l’autobus che ci porta ad Acireale, dove i nostri prof ci lasciano andare per una mezz’ora in autonomia lungo le vie del centro. Visitiamo fumetterie, negozi, bar, gelaterie e chi più ne ha più ne metta!

A seguito di questa piccola uscita, dobbiamo andare all’hotel Atlantis, che si trova a Mascali.

A prima vista si presenta a noi come un edificio grande, con una piscina fantastica, in cui però non ci è concesso andare; all’interno ci sono delle lunghe, anzi interminabili, scale a chiocciola che collegano il piano terra alle nostre camere (se non altro faremo un po’ di allenamento!). Comunque, dopo il nostro arrivo, gli insegnanti ci dividono in gruppi: uno per ogni camera e poi, chiave alla mano, ci rechiamo nelle rispettive stanze fino alle 20:30, l’orario fissato per la cena.

Quando scendiamo nella sala da pranzo dell’hotel e ci sediamo, i camerieri ci portano prima una deliziosa pasta ai funghi, poi degli ottimi involtini di carne con dell’insalata e infine un gustoso tortino al cioccolato, tutto super!

Una volta terminata l’abbuffata, saliamo nelle camere e fino alle 23:30 abbiamo il permesso di girare per le stanze. Allo scattare del “coprifuoco”, tutti a dormire per prepararci a domani, dove ci aspettano nientemeno che le isole Eolie!

2° giorno – 19/04/2018

Eccoci di nuovo qua! Oggi sveglia alle 7:00, con molti lamenti da parte di chi si è addormentato tardi ieri notte, e colazione alle 7:45 con latte e cornetti, ma anche succo, muffin e toast! Dopo aver mangiato, torniamo tutti nelle nostre stanze per prepararci ad andare alle Eolie.

Finalmente alle 8:30 saliamo in pullman e, qualche ora più tardi, arriviamo a Milazzo e poi al porto, dove ad attenderci c’è il traghetto che ci porterà per tutto il giorno alla scoperta delle isole più belle di tutta la Sicilia. Appena la vediamo, lì ormeggiata al molo, notiamo che è molto grande ed elegante. Un signore, prima di farci salire, ci consegna un braccialetto verde, da tenere sempre al polso per poter rimontare sulla barca dopo ogni sosta.

Una volta entrati, ci sediamo sui divanetti all’interno della parte inferiore del traghetto e aspettiamo che vengano mollati gli ormeggi. Intanto, visto che si è fatto quasi mezzogiorno, mangiamo il pranzo al sacco fornitoci dall’hotel: un panino con salame e formaggio assieme ad una bottiglietta d’acqua e un po’ di succo.

Quando l’imbarcazione parte, la preoccupazione sparisce e lascia il posto all’emozione: le onde che vanno ad infrangersi sullo scafo, gli spuzzi da questo sollevati, le meduse dai mille colori che nuotano nel mare, incuranti della nostra presenza…

I posti migliori per godersi il viaggio sono la prua, dove appare davanti a noi tutto un nuovo orizzonte da scoprire; la poppa, da cui si vede la striscia bianca che lasciamo al nostro passaggio, come a testimoniare che siamo passati qui, che ci siamo davvero su questa barca, in questo mare, in questo luogo meraviglioso. Anche dalla parte superiore dell’imbarcazione, dove sono presenti degli spazi dai quali poter osservare il panorama, c’è una vista pazzesca.

Ad un tratto, ecco sbucare una coda, poi una, due, quattro pinne e, alla fine, dei delfini che nuotano accanto a noi! Dopo un po’ di stupore e moltissime foto accompagnate da altrettanti “Bellissimi!”, “Wow!”, “Che carini!”; la navigazione riprende tranquilla e in breve tempo, avvistiamo l’isola di Panarea, sulla quale sbarchiamo poco dopo. Siccome l’orario della partenza è alle 15:45, abbiamo un po’ di tempo per visitare il paesino sull’isola ed andare in spiaggia dove, tra spruzzi e scherzi, facciamo uno splendido bagno. Una volta asciutti, si torna al porto, ma, prima di salire a bordo, facciamo una sosta in un caratteristico negozietto di souvenir, acquistando qualcosa per noi e per le nostre famiglie e facendo molto contenti i proprietari! Di tutta la permanenza su Panarea ci rimarrà in mente soprattutto una cosa, anzi due: 1) gli apetti, in quanto ce n’erano a dozzine che sfrecciavano per le viuzze strette strette del paese! 2) i gechi, che erano ovunque: disegnati sui muri, stampati sulle magliette, raffigurati sulle calamite, ed infilati nelle crepe dei muriccioli, a godersi il sole caldo sulla pelle.

Procediamo in direzione dell’isola di Stromboli, dove approdiamo attorno alle 16:30. Dato che dobbiamo cenare sul traghetto, a base di pasta con tonno e capperi, l’orario previsto per il ritorno sarà alle 19:00.

Sull’isola i professori ci lasciano liberi di girare da soli fino alle 17:30; alcuni vanno per i vicoli, altri mangiano di gusto i caratteristici cannoli siciliani e gli arancini, altri ancora, sfiniti dalla camminata a Panarea, si siedono sulle panchine, vicino al molo con l’intenzione di non rialzarsi più (salvo improvvisa eruzione del vulcano).

Comunque, all’ora stabilita, ci troviamo tutti insieme per poi dividerci in due gruppi: uno che va a fare una passeggiata per l’isola e l’altro che rimane al molo a recuperare le forze.

Finita la camminata, sono già arrivate le 19:00 e con loro l’odorino invitante della nostra cena che ci attende sul traghetto.

Spazzoliamo tutto quanto ci viene dato da mangiare, vista l’intensa attività fisica svolta durante la giornata, e poi ci prepariamo per il viaggio di ritorno.

Prima di andarcene, con l'imbarcazione passiamo a fare un’ultima visitina a Stromboli, rimasto quasi inattivo tutto il giorno e, con molta sorpresa, notiamo che dal cratere principale esce un pennacchio di fumo! Dopo varie foto ed esclamazioni di euforia, rimaniamo con il fiato sospeso, i motori della barca vengono spenti e ci riversiamo tutti a prua, a poppa o sulla parte superiore della nave per ammirare meglio questo singolare evento. Per alcuni minuti lo Stromboli non dà segni eclatanti di attività eruttiva tranne il fumo che continua ad uscire dal cratere. Aspettando ancora un po’, la nostra pazienza viene premiata e, proprio sotto i nostri occhi, avviene uno degli spettacoli più entusiasmanti ed emozionanti che la natura può offrire: l’eruzione di un vulcano.

Per ben tre volte dalla sommità dell’edificio vulcanico si innalzano degli spruzzi di lava vermiglia ed una parte di essa scivola lungo il cono principale, trasformandosi in un fiume incandescente. La nostra meraviglia e la nostra felicità per aver assistito ad un simile evento è senza pari, anche se non manca qualcuno che, in preda al panico, si getta al coperto per paura di diventare un tizzone ambulante.

A seguire ci sorbiamo alcune ore di navigazione per poi finalmente giungere a riva, con un innumerevole quantità di baci di gratitudine alla terra ferma. Saliamo sul pullman che, a mezzanotte circa, ci riporta all’hotel barcollanti per la stanchezza, o meglio tutti barcolliamo tranne il professor Priori, che dichiara di essere felice appena al 98% causa mancata scalata dello Stromboli ed è più che sveglio.

Non appena entriamo in albergo crolliamo tutti quanti esausti sui nostri letti.

3° giorno – 20/04/2018

Oggi il programma prevede: visita al tecnoparco di Archimede; passeggiata sull’isola di Ortigia, ed infine giro per l’area archeologica di Siracusa.

Una bella scaletta certo, ma, debitori di molte ore di sonno da ieri sera, abbiamo seri dubbi sul fatto che riusciremo a seguirla.

Malgrado ciò, ci alziamo all’ora stabilita e, consumata una veloce colazione, siamo tutti già in pullman.

Dopo un viaggio di circa due ore, arriviamo a Siracusa, nell’area parcheggio della zona che ospita il tecnoparco di Archimede, costruito interamente all’aperto, e, fatto qualche passo, la nostra guida ci viene incontro e ci conduce in un piccolo gazebo, dove vediamo un breve video introduttivo sulla vita del grande scienziato siracusano, che approfondiremo durante tutto il percorso. Dopodiché comincia la visita vera e propria: si parte dai principi base, come le leve e il loro funzionamento, la carrucola, la bilancia e tutte le piccole invenzioni che Archimede ha donato all’umanità, semplificandole di molto la vita e rendendole possibili cose fino ad allora impensabili, come sollevare un peso enorme con una mano.

La guida ci conduce in seguito in un’altra sezione del parco: quella dedicata alle macchine belliche ideate dallo scienziato. Già, perché lui aveva utilizzato il suo ingegno anche per difendere la sua città che, nel III° sec. a.C., venne attaccata dai Romani. Ovviamente l’opinione pubblica era per la schiacciante vittoria di Roma, che in effetti avvenne, ma non fu poi così schiacciante, perché i suoi soldati dovettero assediare la città per ben due anni prima di espugnarla, tenuti in scacco da Archimede.

Come fece un solo uomo ad impedire per così tanto tempo ad un intero esercito di conquistare Siracusa? La risposta è: grazie alle sue geniali invenzioni, come la catapulta, la balestra, e lo scorpione, armi che, grazie a principi scientifici e necessitando di un solo soldato per essere utilizzate, erano in grado di lanciare frecce, macigni e ogni sorta di proiettili a moltissima distanza.

Passando poi alla sezione delle invenzioni antiche applicate nel mondo moderno (perché Archimede è, come si suol dire, un classico che non tramonta mai), possiamo osservare l’orologio ad acqua, evoluzione della clessidra, la vite senza fine e gli specchi ustori, usati sempre in guerra per concentrare la luce del sole in un punto, accecare i nemici e, secondo la leggenda, anche bruciare intere navi.

Purtroppo, la vita del grande scienziato ha un triste epilogo: egli, quando la città viene conquistata, muore per mano di un soldato romano che non l’aveva riconosciuto dato che gli dava le spalle totalmente immerso nei suoi studi.

La nostra visita si conclude con i saluti della simpaticissima guida, che ci augura un buon proseguimento.

La prossima tappa è il ristorante “La trattoria del buongustaio” dove, dopo esserci sistemati con qualche fatica sui minuscoli tavoli all’aperto, ci vengono serviti maccheroni con sugo di pomodoro e melanzane (la famosa pasta alla Norma) e cotolette impanate con patatine fritte. Non appena il cibo tocca il piatto, lo divoriamo letteralmente dalla fame.

Il sole non è ancora tramontato sulla nostra giornata (ci mancherebbe, è primo pomeriggio!) e così, dopo un giretto sull’isola di Ortigia, visitiamo il Duomo di Siracusa, dove ad attenderci sta un’altra guida che ci porta alla scoperta dell’immenso patrimonio artistico che risiede all’interno della chiesa: colonne doriche e corinzie, affreschi e splendide navate edificate e ritoccate durante i secoli della lunga storia della città, che ha visto il suo duomo trasformato in moschea, chiesa e minareto a seconda delle varie dominazioni.

A seguito di una passeggiata per la via che costeggia il caratteristico porto, ritroviamo la guida che questa volta ci porta nella Neapolis e più precisamente nella zona degli scavi archeologici, dove possiamo ammirare il teatro greco. Quando arriviamo, degli operari stanno montando ulteriori spalti per la stagione teatrale che inizierà a maggio e che vedrà la rappresentazione di spettacoli, commedie e tragedie greche. E’ emozionante sedere sulle rovine di quello che un tempo era stato uno dei luoghi più importanti di tutta Siracusa; mentre la guida ci parla della funzione degli spettacoli, di come venivano rappresentati e ci illustra le varie parte della struttura.

Dopo una foto di gruppo, procediamo verso le Latomie cosiddette “del paradiso”, perché ora sono immerse in una folta e rigogliosa vegetazione; invece in passato erano un luogo brullo e desolato, pieno di terrore e morte. Infatti le Latomie, essendo grandi caverne artificiali, originatesi a seguito di prelievi di blocchi di roccia che i Siracusani fecero al loro interno, vennero utilizzate dal tiranno Dionisio per rinchiudervi i prigionieri.

Visitiamo in particolare una Latomia, chiamata “Orecchio di Dionisio” a causa della sua entrata a forma di orecchio d’asino ed anche perché, secondo la leggenda, il tiranno ascoltava da un buco della grotta i discorsi degli schiavi, che riusciva a cogliere grazie all’acustica eccezionale della cavità, e poi uccideva coloro che complottavano contro di lui.

Il nostro giro finisce all’anfiteatro di Siracusa, nel quale si svolgevano spettacoli gratuiti anche per il popolo, per migliorare l’umore generale, a terra a causa delle altissime tasse imposte dai dominatori romani.

Fa una certa impressione osservare il luogo dove centinaia di gladiatori persero la vita, il cancello dal quale uscivano le fiere e gli spalti dai quali il pubblico, al sicuro, si godeva il macabro spettacolo. Visto che siamo stati abbastanza silenziosi, la guida ci ringrazia e ci saluta, così noi saliamo sul pullman e, dopo un’ora e mezza di viaggio facciamo ritorno all’hotel nel quale, finita la cena ci scateniamo nella discoteca adiacente all’edificio.

Sulla pista, con luci e colori, tutti ci scateniamo ed anche i prof ballano con noi! Dopo aver esaurito le ultime energie disponibili, prendiamo ognuno la strada per il proprio letto e, una volta arrivati, a mezzanotte e mezza circa, sprofondiamo in un sonno pesante, sognando l’Etna che visiteremo domani.

4° giorno – 21/04/2018

Questa mattina siamo, per dirla in una parola, distrutti. La discoteca di ieri ha sortito i suoi effetti. La sveglia alle 06:45 non aiuta di certo e così, più strisciando che camminando, arriviamo nella sala da pranzo dell’hotel dove ci attende la nostra colazione.

La verità è che neanche un litro di caffè potrebbe svegliarci completamente, quindi dobbiamo farci bastare un po’ di latte e biscotti, anche se non manca chi prova a destarsi dal suo stato di torpore a suon di succo di frutta e uova sode.

Dopo aver mangiato, ci prepariamo e saliamo sul pullman che ci porta a quota 1800 metri s.l.m., in prossimità del luogo da cui partiamo per fare la nostra escursione sull’Etna. Prima di incamminarci, la nostra guida ci illustra la storia del famosissimo vulcano siciliano, con particolare attenzione per la sua eruzione del tutto improvvisa nel 2002 che, per mezzo delle sue colate laviche ha devastato tutto il versante nord-est (la zona in cui ci troviamo), sommergendo hotel, alberghi, impianti di risalita e gran parte della vegetazione. Il risultato è stato un terreno brullo, fatto di ciottoli e macerie misti a rocce eruttate dal vulcano, un terreno che impiegherà dei secoli per essere di nuovo ricoperto di verde.

L’eruzione del 2002 ha aperto ben 25 crateri e la nostra piccola escursione è finalizzata a visitarne uno. Anche se qualcuno già dopo i primi passi vorrebbe solamente tornare in hotel per “spalmarsi” sul letto, stringiamo i denti e proseguiamo la risalita.

La fatica non è poca e ogni passo ci costa sempre più sforzo, ma, fortunatamente, la guida ci concede frequenti soste che ci aiutano a rimanere in forze e ci permettono di imparare sempre nuove cose: i vari frammenti di roccia lavica, il tipo di vegetazione che cresce in determinati punti del cono vulcanico, la stratificazione dei materiali e così via; ogni sosta, una nuova spiegazione che va ad arricchire il nostro bagaglio culturale.

La meta è sempre più vicina e questo ci sprona a continuare la camminata (quasi tutti, almeno…). Mano a mano che saliamo il cielo si fa sempre più scuro: è in arrivo un temporale, motivo per cui dobbiamo accelerare il passo, il che scatena un prevedibile carico di proteste da parte di tutti noi. Comunque, anche se ci chiediamo ancora come, arriviamo a destinazione, quando alcune gocce ci bagnano i vestiti.

I materiali che costituiscono il cratere sono sempre gli stessi: rocce vulcaniche e polvere. Una breve spiegazione sulla formazione della struttura, qualche centinaio di foto e poi giù di corsa verso il parcheggio dei pullman, perché ha già iniziato a grandinare e i tuoni non si fanno desiderare. Purtroppo, prima di tornare al luogo stabilito, siamo già completamente zuppi. Alcuni sono costretti a cambiarsi prima di salire sull’autobus che, in quel momento, ci pare una specie di paradiso terrestre, asciutto e caldo.

Dopo questo inconveniente, il programma prosegue con il pranzo allo “chalet clan dei ragazzi”, nel quale ci viene servita della pasta alla Norma (sarà la terza volta in quattro giorni) ed un panino salame e prosciutto. Più che al pranzo però, siamo interessati al camino e alla stufetta all’interno dell’edificio, attorno ai quali ci addensiamo, occupando fino all’ultimo centimetro cubo di spazio. Verso le 14:00 lasciamo a malincuore il ristorante per risalire sul pullman e tornare in albergo, dove abbiamo tre quarti d’ora per cambiarci, lavarci e riscaldarci.

Alle 15:45 partiamo per Taormina, una città della Sicilia dove una gentilissima guida ci porta a vedere lo splendido teatro greco-romano, con la sua splendida vista sul mare ed il suo carico di secoli di storia, di costruzioni, distruzioni e ristrutturazioni, fino a diventare come è possibile osservarlo oggi.

A Taormina non c’è solo il teatro, quindi la nostra guida ci fa visitare anche il centro storico, nel quale troviamo archi e costruzioni antiche, chiese, torri normanne, ma anche negozietti e botteghe nei quali ci è concesso fare un giro dopo la visita turistica che si conclude nella piazza della città con al centro una fontana avente nella parte più alta il simbolo di Taormina: la centauressa, una figura metà donna e metà cavallo.

Dopodiché possiamo passeggiare per circa mezz’ora lungo le vie della città, immersi in caratteristici negozi e spettacoli di artisti di strada che suonano, ballano e cantano, regalando un’emozione unica a chi si ferma ad osservarli ed ascoltarli.

Anche se dispiaciuti, dobbiamo lasciare Taormina perché l’autobus ci aspetta.

Una volta in hotel bisogna preparare le valigie. Eh già, domani si parte. Siamo tutti un po’ tristi per questo, ma scendiamo lo stesso a cena con la voglia di passare bene la nostra ultima sera in albergo.

Purtroppo, anche le cose belle finiscono e quindi, per non svegliarci domani come zombi, dobbiamo andare a dormire, già con la nostalgia di questa terra meravigliosa nel cuore.

5° giorno – 22/04/2018

Eccoci dunque arrivati alla fine del nostro viaggio; stamattina sveglia alle 06:45 (forse l’unica cosa che non ci mancherà) e poi la colazione alle 07:15.

Mentre scendiamo per l’ultima volta le scale che abbiamo percorso saltando, trascinandoci o correndo durante questi cinque giorni, già sopraggiunge un amaro rimpianto che aumenta ad ogni scalino.

Dietro di noi, il rumore delle ruote delle nostre valigie, che, come un rombo sordo, ci accompagna fino alla hall nella quale lasciamo i nostri bagagli per andare a fare colazione.

Parliamo, ridiamo e ricordiamo, cercando di posticipare la partenza il più possibile.

Ma, alla fine, siamo costretti a caricare tutto sul pullman, guardare per un’ultima volta il luogo che ci ha ospitati per tutto il nostro soggiorno e poi partire alla volta di Catania.

Nella città ci attende la nostra quinta ed ultima guida che ci conduce per le vie del centro, facendoci visitare chiese, piazze e rovine ricche di uno splendore unico, ci racconta leggende e tradizioni (soprattutto legate a sant’Agata, la patrona di Catania), riuscendo a farci sentire parte della gente del posto. Di seguito alla visita ci viene lasciata un’ora di tempo libero nel quale osserviamo i numerosi artisti di strada oppure facciamo incetta di souvenir. E’ divertente girare per i negozietti e le viuzze, vivere, anche se per poco in mezzo agli abitanti di una città piena di storia e bellezze artistiche come Catania.

Per nostra sfortuna, arriva il momento di andare, così prendiamo il pullman per l’ultima volta e, durante il viaggio salutiamo calorosamente l’autista ringraziandolo di averci accompagnati (e sopportati!).

All’arrivo all’aeroporto qualcuno ha già le lacrime agli occhi, ma ci facciamo tutti forza ed entriamo. Le formalità di imbarco ormai non ci spaventano, anche se qui l’edificio è molto più grande di quello di Falconara.

Prima di volare a casa, mangiamo qualcosa e ne approfittiamo per acquistare alcune specialità gastronomiche della regione da portare con noi, in modo che non solo la mente, ma anche lo stomaco, si ricordi a lungo di questo posto fantastico.

Arriva il momento di salire in aereo (ormai abbiamo capito come ci si deve sedere e non ci impieghiamo più mezz’ora come all’andata) e anche quello di scendere.

Recuperiamo le nostre valigie dalla stiva, tra lacrime ed abbracci collettivi e ci incamminiamo verso i nostri genitori, qualcuno correndo, qualcun altro trascinando lentamente, molto lentamente, i piedi, e li salutiamo.

Dopo aver fatto altrettanto con i prof, ognuno si dirige verso la propria macchina, sapendo però che, anche se d’ora in poi prenderemo strade diverse, rimarremo sempre uniti da questa bellissima esperienza.

Linda Fracascia - 3°D

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